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Analisi del testo: Vergine saggia,e del bel numero una (Francesco Petrarca)

martedì 20 settembre 2016

Vergine saggia,e del bel numero una
 De  le beate vergini prudenti,
Anzi la prima,e con più chiara lampa;
O saldo scudo de le afflicte genti,
Contra colpi di morte e di fortuna,
Sotto ‘l qual si triumpha,non pur scampa;[...]
Vergine,tale è terra,e posto à indoglia
Lo mio cor che vivendo in pianto il tenne,
E de mille mie mali un non sapea,
E per saperlo pur quel che n’ avenne
Fora avenuto;ch’ ogni altra sua voglia
Era a me morte,e a lei fama rea.[...]
Medusa,e l’ error mio man fatto un sasso
D’ umor vano strillante[...]
[...]ch’ almen l’ ultimo pianto sia devoto,
Senza terrestro limo,
Come fu ‘l primo non d’ isania voto.[...]
[...]chè se poca mortal terra caduca
Amar con si mirabil fede soglio

Che devrò far di te,cosa gentile?

Analisi del testo
  Spiegazione dei versi
Laura, sostituita da Maria, è citata direttamente nelle ultime tre stanze solo per ricevere accenni di segno negativo:
1.Laura è causa della sofferenza del poeta;
2.In qualsiasi modo si fosse comportata Laura, avrebbe fatto soffrire il poeta e rovinato la propria reputazione;
3.La bellezza di Laura, come una medusa, ha reso di pietra il cuore del poeta;
4.Il pianto d’ amore del poeta era pieno di terrestro limo (passioni terrene) e di insania (follia);
5.Laura è poca mortal terra caduca.
 Laura tuttavia è indirettamente presente nell'intera canzone. In particolare in tutte le definizioni della vergine il poeta usa termini già utilizzati nel canzoniere in riferimento a Laura: bella, sacra, alma, beata, Beatrice, pura, benedetta, sola, dolce, pia. Al culto di Laura si sostituisce il culto di Maria. Ma ciò vuol dire anche che la beatificazione di Laura è stata condotta fino al massimo grado possibile, quello di Maria: dunque, se fra Laura terrena e la vergine c’ è uno stacco incolmabile, fra Laura trasfigurata e la vergine c’è una sorta di identificazione.

Schema metrico
Canzone in dieci stanze di tredici versi (dieci endecasillabi, tre settenari, fronte di sei versi, sirma di sette)con rime ABC, BAC, CddC, EfE; il congedo ha lo schema della sirma (coda).

La disforia è presente negli ultimi versi, quando parla di Laura, della sua bellezza e di come questa e tante altre cose gli abbiano reso il cuore di pietra.
L’io lirico si presenta frequentemente. Soprattutto quando Petrarca si rivolge alla Vergine pregandola di salvarlo dalla sua triste esistenza.

La canzone  è divisa in due momenti o sequenze:  la prima esplicita la lauda della madonna, con fervida espressione dei suoi attributi, indicati in epiteti;  la seconda, introdotta dal leit-motiv (ripetizione di Vergine + aggettivo),  prevede la trepida richiesta dell’io-lirico.
Da notare come coincidano stati psicologici (euforico \ disforico). Comunque si capisce che tutta la poesia è basata sull’opposizione di Laura alla Vergine anche da rime come guerra/terra o stati di euforia a cui corrispondono timbri chiari “piacesti sì che tua luce ascose” o al contrario da momenti di lucidità e drammatica confessione in cui prevalgono timbri chiusi “soccorri a la mia guerra”.
Anche la sintassi concorre a creare effetti di calcolata simmetria, tramite l’uso di perifrasi che esplicitano la lauda della Vergine e che producono quella cadenza tipica dell’inno-preghiera, ovvero l’enunciazione delle lodi seguiti da imperativi da un tono di affettuosa comprensione che è tipico della modernità petrarchesca.
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