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I principi del problematicismo razionalista in G.M.Bertin

domenica 11 gennaio 2015

Bertin si muove costantemente all’interno della contem-poraneità (e dunque orienta il suo pensiero in direzione fenomenologica).

Bertin qualifica il pensiero pedagogico come «problematicismo razionalista». Il termine “problematicismo” identifica la condizione dell’uomo nel mondo, l’aggettivo “razionalista” specifica la possibilità, almeno ideale della risoluzione dei problemi che l’esistenza pone. All’interno di questo quadro, la scientificità della pedagogia consiste nella possibilità di ritrovare al suo interno gli elementi costitutivi per la sua autonoma fondazione. Questi elementi sono: la relazionalità: il processo educativo è il risultato della costituzione reciproca dell’elemento soggettivo e di quello oggettivo; l’antinomicità: i poli dialettici(oggetto-soggetto) dell’esperienza educativa sono irriducibili l’uno altro; la problematicità: io e mondo, soggetto e oggetto fanno valere istanze opposte, ciò significa che ogni esperienza, come relazione di io e mondo, è sempre parziale, unilaterale, passibile di arresti dogmatici, e cioè è segnata dalla problematicità, la  razionalità: la relazione di io e mondo pone le condizioni per un’integrazione razionale dei due poli del processo educativo.

Il  sistema di pensiero di Bertin è costruito sulla fede nella ragione. E dunque è di stampo fenomenologico.

Nell'ambito del razionalismo critico, sostiene la tesi della problematicità dell’esperienza educativa, da 2  punti di vista.

L’esperienza educativa, luogo ove si realizza la tensione antinomica dell’esistere,il campo dello scontro/incontro tra io e mondo, del soggetto e dell’oggetto, ha natura infinitamente problematica. Denunciandone la parzialità e la limitatezza, evidenzia la problematicità di ogni esperienza educativa che va risolta mediante un’attività razionalizzatrice.

La dimensione di problematicità è colta da Bertin anche nel processo stesso di costituzione della pedagogia come scienza, in virtù della incertezza dei risultati dell’azione educativa, esposta alle interferenze e alle influenze dell’educazione indiretta, della difficoltà del controllo di detti risultati, della tendenza delle scienze ausiliarie(filosofia, psicologia e sociologia) a negarle autonomia e ad inglobarla.

Bertin rifiuta la scelta riduzionista di una ragione scientifica che,operando un lettura riduttiva della realtà(considera le asserzioni verificabili) esclude aspetti fondamentali dell’agire umano quali la religiosità, impegno etico, il gusto estetico.

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